Social propositi 2018


Dicembre: il mese decisivo per ogni Social Media Manager che si rispetti. Dopo la chiusura dei piani editoriali e il paziente lavoro di scheduling e set-up campagne, nasce l’esigenza di un momento di riflessione, imprescindibile nel bilancio di fine anno.
Quel tempo per noi è arrivato e siamo pronti a stilare una lista di buoni propositi social che vogliamo condividere con voi. A ispirarci un recente incontro di approfondimento, condiviso durante il Marketers Festival di Treviso: un momento di aggiornamento che ha scaturito in noi diverse buone intenzioni.

Qui sotto la lista dei nostri 5 buoni propositi 2018:

1) Riconsiderare gli obiettivi
È indubbio che, per come lo abbiamo sempre conosciuto, “il piano editoriale sia morto”. Lo ripete spesso Giorgio Soffiato di Marketing Arena. Ed è sotto gli occhi di tutti dopo il crollo della reach organica.
Creare contenuti al solo scopo di aumentare l’engagement della pagina e misurarne il successo sulla curva della reach e l’entusiasmo dei like, non è sufficiente. O, meglio, non lo è più.

Diventa quindi necessario ricondurre gli obiettivi di un piano editoriale a traguardi veramente misurabili.
Ecco quindi 3 possibili risposte che ci siamo dati alla domanda “Qual è la funzione del piano editoriale?”:
A. Aiutare a massimizzare le vendite - nel caso un eCommerce, ad esempio -
B. Raccogliere dati di valore per il business - leggi leads generation -
C. Rispondere ad un’esigenza. In sostanza, essere utile a qualcuno

2) Ragionare in ottica CRM 
“Senza dati sei solo un’altra persona con un’opinione”.  Ce lo ha detto Enrico Pavan di Analytics Boosters srl, ridetto Alessandro Locatelli di Zalando e ripetuto Nicola Cattarossi di Groupon.
Noi ci crediamo, ecco perché siamo consapevoli che le content creating skills di un qualunque social media manager vadano utilizzate sempre più in chiave strategica.
Che, tradotto, per noi vuol dire: creare contenuti per ottenere DATI.
In passato si è tanto parlato di Big Data, le analisi massive sugli utenti in grado di comprendere i comportamenti online e prevedere scenari futuri. Ma sono gli Small Data che ci aiuteranno davvero a capire il “perché” di questi comportamenti. Piccoli indizi capaci di svelare i grandi trend.
Perdere la traccia di questi indizi significa rinunciare all'80% dell'investimento messo in campo.

3) Meno post, più valore
Dobbiamo chiedercelo sempre: “il piano editoriale sta rispondendo agli obiettivi del punto 1?”. Se la risposta è negativa è perché probabilmente siamo ancora troppo preoccupati di riempire la programmazione con contenuti, più che con valore.
Non vorremmo si riducesse tutto ad un mero discorso di budget, ma è proprio dal budget che dobbiamo partire per organizzare strategicamente il nostro lavoro. La priorità diventa quella di investire in quei contenuti capaci di portare valore e/o dati e/o vendite. 
Ben vengano i video, tra i top trend 2018 di Martina Libra, purché da quel contenuto ne scaturisca un risultato misurabile. Non tutti i contenuti creati lo sono? Eliminiamo quelli che non rispondono a questa esigenza. Tagliare il numero di post ci permetterà di investire maggiormente in ads strategici e landing page dedicate alle performance di leads generation. Ad esempio.

4) Ascoltare di più!
Instagram sta sostituendo Facebook? Facebook Ads sta perdendo sempre più credito? Opportune considerazioni a parte, è innegabile che esistano business in cui la programmazione editoriale di tipo “Facebook-centrico” non abbia più senso.
Chi ci può aiutare? Uno studio preliminare sulle personas coinvolte nei giochi è il primo passo per lo studio del target e delle sue preferenze social. Ma non solo. Ascoltare le esigenze del cliente e degli stakeholder coinvolti nel funnel di acquisto del prodotto o del servizio è più che mai fondamentale.
Un esempio concreto: un nostro cliente operante in ambito fashion ci ha recentemente messi in comunicazione con lo showroom che periodicamente espone i suoi prodotti. Partendo da un discorso di budget abbiamo deciso di ottimizzare l’investimento del cliente non più in ottica brand awarness, ma in un dialogo strategico con i buyer. Illuminante però è stata la richiesta generata proprio dallo showroom di rispondere alle ricerche dei propri compratori, che prediligono Instagram come social platform over all.

5) Investire in comunicazione one-to-one
Conoscere bene il proprio pubblico è indispensabile per instaurare un dialogo di valore con il target. Conoscere interessi, linguaggi e comportamenti non è però sufficiente se contestualmente non si considerano gli ambienti in cui queste conversazioni possono instaurarsi.
Questo ragionamento nasce da un dictat ispiratore che impone di essere lì dove si trova il nostro pubblico. Dati interessanti ci dimostrano che gli utenti attivi ogni mese su app di instant messaging abbiano superato quelli presenti sui social network. Non possiamo ignorare che la messaggistica istantanea si stia trasformando da semplice strumento di comunicazione in una vera e propria piattaforma di erogazione di servizi.  
Hai mai pensato che il tuo piano editoriale potrebbe ad esempio essere veicolato da un Chatbot che parla il linguaggio dell’utente di riferimento e gli comunica solo ciò che più gli interessa attraverso notifiche push direttamente sul suo smartphone? Incredibile vero?
Ecco perché il vecchio piano editoriale è morto. Per lasciare spazio ad uno nuovo concept il cui sviluppo non sarà prerogativa (solo) social, ma della piattaforma in cui il nostro pubblico si trova per davvero!

Quali sono i vostri social-propositi? Vi invitiamo a condividerli con noi